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Cenni
storici di una strada etrusca Nel
1976 il Professor Nereo Alfieri di Bologna trovò la memoria
di
una strada romana nelle leggende e nel nome di un antico itinerario
detto popolarmente
via Flamenga
o Fiamminga
che a levante del Passo della faticosa conduceva all’antica
Claterna verso Imola, sulla via Emilia. Risalendo il Santerno la
mulattiera valicava lo spartiacque al passo dell’Osteria
Bruciata,
per le leggende percorso da Annibale, in uso fino al Medio Evo,
vicino al Giogo di Scarperia.
Nel 1984 il Professor Giovanni Uggeri trovò tracce di una via romana dal Mugello a Castrum Ligari (oggi Legri) e a Calenzano, dove la Tavola peutingeriana indicava la Mansio ad Solaria sulla via Cassia. Alla luce del ritrovamento della città etrusca di Gonfienti, ad Solaria dovrebbe corrispondere con Gonfienti stessa. Questa
antica viabilità poteva essere il tratto meridionale della
Flaminia minor. Da qua si raggiungevano la Via d’acqua
dell’Arno
che conduceva a Pisa (1*) e quella di terra (successivamente via
Maremmana) che conduceva a Volterra. Certamente, in questo caso,
questa viabilità ricalcava l’antico tracciato
etrusco che
collegava Spina
a Pisa passando per Claterna, Monterenzio, la Raticosa,
l’Osteria
Bruciata, S. Agata, San Piero a Sieve, Legri, Calenzano, Gonfienti e
Signa (Gonfolina, scalo fluviale dell’Arno).
Fino a pochissimo tempo fa si pensava che gli etruschi non fossero stati in possesso di un’evoluta tecnica costruttiva delle loro strade. Ciò era attribuito al fatto che non ci fossero particolari interessi di contatto fra le loro varie città. Si credeva che ciò dipendesse dal sistema politico, tipico di una civiltà policentrica. Le Vie Cave (o Cavoni) non è certo se fossero gli inizi di una viabilità per risalire ai pianori oppure le strade che conducevano alle necropoli, anche se niente vieta che le due cose possano coincidere. Per le necropoli queste strade potevano essere una sorta di grande dromos per l’accesso al cimitero. Al di fuori delle vie cave c’era ben poco di riconducibile agli etruschi e di visibile ancora oggi. Risulta certo che questo popolo avesse comunque “mappato” il proprio territorio con una rete viaria. Ai tirreni era sufficiente un tracciato che permettesse il collegamento tra le diverse Lucumonie, senza (si pensava) particolari dotazioni. Di contro alcuni storici greci scrivevano che gli stessi avevano collegato le città-porto di Pisa, sul Tirreno, e Spina, sull’Adriatico, tramite una viabilità tale da permettere ad un cavaliere di impiegare solo 3 giorni da un mare all’altro. Ma questo sembrava appartenere alla fantasia di quegli storici. Nereo Liverani
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